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Mobilità sostenibile – Sviluppi e prospettive dell’auto elettrica

Mobilità sostenibile – Sviluppi e prospettive dell’auto elettrica
ottobre 20
20:06 2013

elettricaLa mobilità sostenibile può essere raggiunta solo con l’auto elettrica.

 

L’auto elettrica, una volta risolto il problema  dei tempi di ricarica alle stazioni di rifornimento, ha l’indiscusso vantaggio di spostare il problema dell’impatto ambientale dalle nostre strade agli impianti di produzione elettrica centralizzata. Dal punto di vista tecnologico (e dei controlli) è più agevole abbattere i livelli di inquinamento nella produzione elettrica convenzionale piuttosto che agire sulle emissioni di automobili private (polveri sottili e CO2). I consumi elettrici del settore trasporti, inoltre, potrebbero ottimizzare i costi di sicurezza dei prelievi, generati dall’immissione in rete di energia da fonti rinnovabili non programmabili, così pesantemente presenti nelle bollette elettriche (componente A3).

Il vero tallone d’Achille per lo sviluppo dell’auto elettrica privata, sta proprio nello sviluppo di tecnologie in campo di accumulo dell’energia (storage) efficienti a basso costo.

Forse qualche accelerazione verrà dal business (unica leva che solleva il mondo) dell’uso civile della produzione elettrica da fonti rinnovabili non programmabili. Gli impianti di produzione fotovoltaici ed eolici producono energia discontinua che può essere utilizzata solo se accompagnata da sistemi di accumulazione dell’energia a  rete. Nello scenario di sviluppo di reti isolate autosufficienti, la combinazione tra produzione da rinnovabili e impianti di storage, è oggetto di discussione il ruolo stesso delle reti di Trasporto e Distribuzione.

Tornado all’auto elettrica, va rilevato che la limitata capacità delle batterie attuali rappresenta il miglior alibi per l’immobilismo del settore produttivo di automobili convenzionali. La tecnologia motoristica elettrica (inteso come motore + sistema di accumulo), avrà sempre bisogno del resto del comparto di produzione convenzionale per quanto riguarda carrozzeria, meccanica ecc.; ragion per cui se uno avesse l’idea vincente potrebbe solo sperare di produrre batterie senza riuscire a fare concorrenza all’auto convenzionale.

Per un produttore automobilistico costa moltissimo mettere in produzione un nuovo modello di motore. Fino a quando non si produce il numero di automobili necessarie a coprire i costi di investimento, non sussistono giustificativi economici per investire in un modello innovativo. In tali circostanze, infatti, le aziende si trovano senza volerlo, a fare cartello rallentando di fatto lo sviluppo di nuove tecnologie.

E’ un fenomeno che abbiamo già conosciuto nel campo dei supporti di registrazione e riproduzione musicali. E’ ormai storia acclarata che i grandi gruppi industriali hanno rallentato lo sviluppo tecnologico di quel settore fino a quando i produttori (sotto pagati) made in Taiwan hanno deciso di mettersi in produzione da soli (mercato – concorrenza). Certo, i primi dispositivi lasciavano a desiderare, alla fine, però, il consumatore finale ha ricevuto il giusto segnale di prezzo.

Finalmente oggi i grandi gruppi automobilistici sono costretti a fare i conti con la loro cecità tecnologica (negli archivi degli inventori esistono numerosi esempi d’idee non sviluppate).  Invece di concentrarsi seriamente sul legame sociale tra mobilità e ambiente, il settore automobilistico, in connivenza con l’eterno bisogno politico di creare consensi mediante nuovi posti di lavoro, ha continuato a lavorare sull’oggetto automobile dal punto di vista del maquillage piuttosto che sulla funzione della stessa (basta guardare i messaggi sottesi alla pubblicità sulle automobili).

La crisi dei consumi sta costringendo il comparto a fare i conti con il calo di acquisti delle auto convenzionali. Di fatto, le stesse imprese automobilistiche giustificano la mancanza di utili come motivo per non investire in innovazione tecnologica (poco male fa lo stesso il governo.. scusate il Governo).

Tornando all’argomento dell’auto elettrica, per le strade di Roma ho avuto modo di osservare qualche sparuta automobile ibrida (taxi) e pochissime auto elettriche, tipo quelle (o quella) dei Vigili urbani che vedo girare a piazza Navona o i minibus del centro storico.

Unico mezzo elettrico a quattro ruote che vedo collegato alle sparute colonnine elettriche, è la mini auto della Renault (felice o infelice incrocio tra un’Ape Piaggio senza vetri laterali e una moto). Il vero successo della mobilità elettrica rimane ad oggi la bici a pedalata assistita, legata più ad una scelta ideologica che ad uno stimolo di mercato. A meno di sorprese per spinte esterne al mercato (scelte politiche coraggiose a favore della salute umana), per una diffusione massiva delle auto elettriche private temo che ci sia ancora da attendere.

 Per quanto riguarda, invece, il tema della mobilità sostenibile, quello che non si capisce è perché, nell’attesa delle nuove generazioni di batterie, non si favorisce nei trasporti pubblici locali la reintroduzione dei favolosi filobus dimessi negli anni 60 (tanto per rimanere in tema di cecità tecnologica).

http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_filoviaria_di_Roma

 Per quanto riguarda l’auto privata, invece, andrebbe nel frattempo stimolato l’uso di tecnologie già pronte, come  l’utilizzo dei motori a gas naturale sia in forma gassosa sia in forma liquida che ridurrebbero una buona parte dei problemi ambientali (Vedi scelte normative di consentire il traffico navale nei mari del Nord solo a navi a GNL).

http://angelodiario.wordpress.com/2013/06/24/piu-metano-e-meno-inquinamento-una-proposta-per-il-parlamento/

 

di Francesco Vitolo

http://www.ansa.it/mare/notizie/portielogistica/news/2013/09/19/Trasporti-Assogasliquidi-Gnl-opportunita-marittimo_9326114.html

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