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Impegno e coraggio contro le parole che uccidono i fatti.

Impegno e coraggio contro le parole che uccidono i fatti.
settembre 23
16:45 2013

partigianiHo paura delle parole che uccidono i fatti!

Esse sono lo strumento di coloro i quali non riescono a portare nulla di concreto in questa società agonizzante. Sono di quelle persone che coltivano l’arte della critica, accompagnandola con una dose massiccia di autoreferenzialità; quelle persone che hanno paura di tutto quello è appena migliore di loro e allora tentano di annientarlo per non perdere la ribalta sul misero palco che si sono costruiti: quel palco su cui mettono tutte le loro inutili forze.
Le parole che uccidono i fatti arrivano fitte dal nullafacente di turno che comodamente seduto in poltrona, vuole gestire il mondo a colpi di zapping. Oppure di quello che spiaggiato al sole in una piscina, col cellulare in mano, pensa di cambiarlo attraverso un social network.

Le parole che uccidono i fatti sono i copia e incolla compulsivi di cose dette da altri e sono lo stupro superficiale delle loro idee e dei loro sforzi,  perpetrato facendo a pezzi un articolo o una frase, senza magari dire nemmeno chi l’ha pronunciata o scritta o peggio senza averne capito il senso.

Le parole che uccidono i fatti si annidano tra reciproci sorrisi compiacenti delle “gang” che si infiltrano in mezzo agli idealisti, quelli veri; quelli che si spezzano la schiena e hanno gli occhi allagati di realtà e che tirano il carro del cambiamento sul quale si adagiano comodi e sornioni loro: gli inetti e i saprofiti, parassiti simbionti che aspirano la linfa della fatica e della vita per trasformarla nell’unico nutrimento possibile per la loro leggerezza esistenziale.

Le parole che uccidono i fatti hanno la proprietà di essere sempre piene di incenso,  piene di stupore per l’ingiustizia, piene di opportunistica popolarità.

Non possiamo più permetterci tutto questo. Le parole che uccidono i fatti stanno ormai finendo di succhiare il midollo della nostra società.

Stanno annientando tutto! Stanno annientando tutti!

Stanno demolendo il futuro, così come si abbatterebbe un albero per ricavarne cellulosa che poi diventa carta; carta igienica.
Cambiare significa fare! Significa essere protagonisti della trasformazione, così come lo erano quei ragazzi, con le bandiere della Resistenza in mano o quelli che si sono fatti impiccare o fucilare per regalarci un paese libero.

Cosa direbbero di noi?  Poveri ragazzi morti per regalarci una libertà che noi abbiamo il dovere di onorare, difendere e non abbandonarla diluendola nella mediocrità.

Non si spenge un incendio di una casa parlando di acqua, né sperando che piova.
Ma tutti insieme:  coi secchi sulla testa e nelle mani, in una catena umana che parte dalle idee e arriva alle fiamme. Incessantemente, con il ritmo delle braccia che è dato dal cuore e dall’urgenza del momento. E non serve che qualcuno dia il tempo, perché quel qualcuno deve lavorare e non semplicemente osservare e commentare mentre passato e futuro si disintegrano nel fuoco.

Ciascuno deve impegnarsi  per salvare la sua casa dall’incendio, il suo campo dalla siccità, il suo paese dalla menzogna e dall’ingiustizia.

Le parole che uccidono i fatti le riconosci perché sono piene del più pericoloso dei veleni: il vuoto.

Sta a noi riempirlo con il nostro impegno, la nostra memoria, il nostro coraggio.

 

di Marco Mastrilli

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