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FRANCESCO D’ASSISI: QUANDO LA SANTITA’ DIVENTA UN VALORE LAICO

FRANCESCO D’ASSISI: QUANDO LA SANTITA’ DIVENTA UN VALORE LAICO
ottobre 03
11:21 2014

San Francesco, una figura cara a tutti noi, forse l’unico Santo di cui tutti conoscono la storia. La mia profonda laicità non mi permette di dissertare sul tema della fede, però posso parlare dell’uomo e delle sue scelte, della grande forza d’animo di un giovane che si è letteralmente spogliato di tutto per vivere in miseria ai margini della società. Un uomo moderno, coraggioso, rivoluzionario, uno dei più grandi uomini di tutti i tempi. Eppure la sua rivoluzione l’ha fatta appena ventenne, cos’era prima? Forse un ragazzino viziato che se la spassava con gli amici in osteria e guardava le ragazze del paese con occhio languido, sicuramente un uomo privilegiato, amato, rispettato… ma un giorno, chissà quanti tormenti hanno preceduto “quel” giorno, ha detto basta e ha cominciato a vivere di carità, mangiando quello che capitava, anche rovistando nella spazzatura per trovare qualche avanzo da ripulire per mangiare o per dare a chi di fame ne aveva più di lui.

Ma di tutte le immagini che ci vengono proposte, spesso ricorre quella del Frate servo di Dio che parla con il lupo mentre qualche uccello gli svolazza intorno. A parte i simboli chiari che riportano ad un’ascesi dove potremmo interpretare questo lupo come la bestia che è in noi domata dalla santità, c’è anche l’aspetto più reale, quello di un uomo che non aveva più casa, viveva un po’ nei boschi e un po’ in qualche ricovero di fortuna, come poteva non avere contatti con tutti gli animali? E anche il lupo, perché no. Ma gli parlava come dicono certi testi infantili? Ebbene, io, che non sono credente, dico: sì, gli parlava. Come gli parlava?  A me piace immaginare Francesco che si trova in un bosco e osserva l’animale che gli si avvicina, che si muove piano, forse ha sentito odore di carne, gli avanzi del misero pasto di Francesco, avanzi di avanzi, ossa da leccare… e forse Francesco resta immobile, il lupo si avvicina, non ha paura di un uomo che si muove così bene, e Francesco è curioso, rispetta l’animale, sa che il linguaggio degli animali non è il nostro… un giorno, due, tre, quattro giorni di seguito, poi il lupo si avvicina senza più timore, lecca l’osso, lo mette in bocca e scappa via. I due sono diventati amici solo perché Francesco non ha parlato al lupo come si parla agli uomini, ma perché ha capito che ciò che rende feroce la bestia sono solo la paura o la fame, non certo la cattiveria, quindi la bestia non è altro che un essere che lotta per la propria sopravvivenza. Vivendo nei boschi anche Francesco ha convissuto con paura e fame scoprendo quanto di più bestiale ci anima, dentro, e ha domato queste due sensazioni chiamandole sorelle perché grazie a loro ha capito il lupo…

Ma Francesco non era così con tutti gli animali, quando una zanzara lo infastidiva sicuramente la scacciava, o la schiacciava contro un sasso, quando una vipera lo minacciava si difendeva con un bastone, quando una lumaca gli saliva sulla gamba provava un certo fastidio… ma capiva che le altre forme di vita sono altre forme di vita, creature anche loro che servono per adempiere i meravigliosi disegni dell’universo e che senza di loro l’equilibrio del cosmo sarebbe alterato.

Francesco era un uomo, come me, come te, come tanti… ma aveva rinunciato alla comodità e all’agio per vivere emarginato, del resto anche Cristo predicava fuori le mura e viveva al margine della società.

Credo che se ci fosse oggi un novello Francesco, di difficoltà ne avrebbe molte di più di quante non ne abbia avute l’umile Santo: non c’è un bosco dove vivere, non si può bussare alle porte delle case per chiedere una ciotola di zuppa, per parlare con gli animali ci si deve accontentare di ratti, gabbiani e cornacchie, per riposare al riparo occorre trovare una stazione, un vecchio vagone, una roulotte, oppure si deve occupare qualche casa abbandonata (ce ne sono così tante), col rischio di finire in gattabuia.

Con questo, oggi, voglio salutare una delle figure più importanti della nostra storia, San Francesco d’Assisi, l’uomo che è riuscito ad entrare nel nostro quotidiano e che merita che gli si dia un po’ più di ascolto quando dice “desidero poco, e quel poco che desidero lo desidero poco”.
Claudio Fiorentini

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