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Le terme del mithra (di Stefano Gambioli)

Le terme del mithra (di Stefano Gambioli)
giugno 19
14:08 2014

Il Mitreo delle terme è senza ombra di dubbio il più evocativo e affascinante di tutti quelli presenti sul territorio ostiense. Forse da un punto di vista simbolico o religioso non offre spunti così importanti per capire cos’è il mitraismo, ma entrare in questo mitreo rimane un’esperienza unica. L’effetto e l’emozione che si provano varcando la soglia è oggi solenne come probabilmente lo era due mila anni fa. Possiamo trovare però una spiegazione razionale a questo sentimento: infatti ciò che lo rende particolare è probabilmente la sua posizione e la conservazione della sua struttura. Situato ai confini delle zone scavate, nei pressi del fiume Tevere, per accedervi si possono o scendere delle scalette, o andar giù per una piccola discesa abbastanza ripida. Solo questo dislivello di pochi metri, due o forse tre, dà una sensazione di entrare nella terra. Superato un primo uscio, si è ancora alla luce del giorno, ma percorsi alcuni metri si entra in una galleria buia. Basta camminare qualche passo, per dare agli occhi il tempo di abituarsi, e si vede alla fine del lungo corridoio la statua di Mitra nel gesto della tauroctonia, illuminata da un fascio di luce proveniente dal soffitto.

Viene qui perfettamente concretizzato il valore della caverna da cui lo stesso Mithra sarebbe nato. In particolare osserviamo qui, come la statua sia messa in rilievo con questo gioco di luci, risultando d’impatto il centro d’importanza del mitreo. Oggi purtroppo non possaimo dire se le pareti fossero intonacate con disegni o raffigurazioni, o se vi fossero delle decorazioni a rendere ancora più suggestivo il luogo. Ma per quello che possiamo vedere adesso rimane comunque un luogo pieno di magia.

Come in quasi tutti i mitrei anche qui abbiamo le tipiche bancate laterali, e le piccole are sacrificali davanti alla statua. Non ci rimane molto quindi di questo luogo, anche se dalle fonti sappiamo un po’ della sua storia. Quello infatti era probabilmente un corridoio di servizio delle terme soprastanti. Questo, come abbiamo detto era abbastanza tipico per i romani del periodo, i quali creavano luoghi di culto a Mithra in luoghi spesso affollati. Questo aspetto, tra l’altro, ci aiuta a capire quanto il mitraismo fosse diffuso nei primi secoli della nostra era. Possiamo considerare quindi questo culto orientale un vero fenomeno di massa dell’epoca. Rimane la tristezza di non avere oggi fonti sufficenti per capire perchè tale religione iniziatica fosse così apprezzata.

Di questo mitreo però ci rimane una cosa molto interessante, un unicum nel suo genere, ovvero la statua che simboleggia la Tauroctonia. Essa fu ritrovata all’interno di un pozzo di scolo delle terme, le quali probabilmente erano ormai in disuso. La statua fu gettata verosimilmente a causa degli scontri religiosi di quel periodo. Per un certo verso il fatto che fu gettata via, è stata una vera fortuna, perchè ne ha permesso la sua conservazione per molti secoli. L’alternativa probabilmente sarebbe stata la sua distruzione.

Questa statua è molto interessante perchè a differenza di tutte le”sorelle” degli altri mitrei,presenta degli elementi di diversità molto particolari: possiamo riassumere tre differenze sostanziali. La prima  consiste nell’assenza dei due animali, il serpente e lo scorpione, che sempre accompagnano l’uccisione del toro. La seconda è la mancanza del berretto frigio tipico del dio Mithra. La terza differenza consiste nel fatto che la maggior parte delle statue e dei rilievi presentano il dio nell’atto di tagliare la gola del toro, rivolgendo però il proprio sguardo nella direzione opposta. Potremmo quasi dire, come se non volesse vedere il l’attimo del sacrificio. In questa statua, in cui il dio si trova ancora con la mano alzata, guarda invece davanti a sè.

Queste differenze sono probabilmente dovute al fatto che si tratta di un reperto molto antico, circa il secondo secolo a.C. Sappiamo che il momento di maggiore splendore del mitraismo romano è tra il primo e il terzo d.C: Questo spiegherebbe le differenze, per cui si trattava di un culto che giungeva in quel periodo dall’oriente e che stava subendo quella “trasformazione” da culto iraniano a culto romano, per cui non si erano ancora formati quei canoni e quei rituali che vedremo poi strutturati nei periodi successivi. Questa attestazione così antica è comunque di grande valore, perchè ci conferma che esso era già ben strutturato quando apparve il cristianesimo. E proprio delle relazioni col cristianesimo parleremo nel Mitreo delle sette Porte.

Stefano Gambioli

www.rerosso.org

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