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Salvare il patrimonio di ingegni letterari italiani, si può.

Salvare il patrimonio di ingegni letterari italiani, si può.
giugno 01
07:25 2014

Mi è giunta notizia che a Napoli, quartiere Vomero, dopo la storica libreria Guida di Via Merliani, sta chiudendo la bellissima e prestigiosa libreria Loffredo. Ha chiuso anche la Fnac che, per quanto giovane, anch’essa aveva al suo interno uno spazio dedicato a presentazioni, convegni e dibattiti, dove si potevano incontrare artisti e scrittori d’ogni sorta.
Mi è stato riferito che al loro posto verrano una banca, una friggitoria panineria, un negozio diabbigliamento da importazione e un negozio di Trony.

Certo, non possiamo cambiare questo processo per noi spaventoso, ma quantomeno possiamo chiederci cosa fare perché la letteratura non perda tutti i suoi spazi. Per farlo vediamo innanzi tutto come evolve il mercato: librerie online, ebook, edicole che vendono sempre più libri (di qualitàletteraria non sempre raccomandabile)… insomma, le librerie hanno concorrenti agguerriti e inoltre, complici la fretta e gli impegni quotidiani (discutibili, perché spesso si passano ore davanti alla TV o a giocare con qualche social network, ma per una passeggiata non si ha tempo), hanno anche un deficit di visitatori. Sta di fatto che oggi la situazione sembra sia questa: diffusione capillare di prodotti di grido o di scarsa qualità (Dante non si compra in edicola), invisibilità di prodotti emergenti (la rete è il miglior nascondiglio dei libri, e il lettore casuale, quello che entra due volte l’anno in libreria, non andrà di certo a spulciare i cataloghi IBS)… quindi a cosa assistiamo, al requiem della letteratura?

No, non voglio neanche pensarlo. Il mercato cambia, gli operatori devono capirlo e anticiparne le evoluzioni, alcuni ci riescono… ma se quelli che ci riescono non propongono qualità, allora il problema è serio. Occorre mettersi all’opera per evitare che la qualità sia offerta in sacrificio in nome del mercato e scompaia.

È interessante notare che oggi, forse più di prima, molte associazioni e molti circoli hanno grande seguito, ed alcune operano nella direzione giusta. Trovano terra fertile perché, in questo scenario, si propongono come attivisti della cultura e offrono un servizio, benché non sempre identificato come tale, di orientamento e di divulgazione.

Un contributo di questo tipo può diventare un autentico faro nella ricerca e nella difesa della qualità, sempre che il circolo o l’associazione, siano costituiti da autentici passionari della cultura enon da chi cerca, nel gruppo, uno specchio di Narciso.

Ma non basta. Infatti oltre l’associazionismo, occorrerà creare un legame con l’editoria e con i luoghi di promozione e di vendita della letteratura. Un’associazione come, ad esempio, l’IPLAC, che unisce centinaia di scrittori e organizza eventi letterari in tutt’Italia, ha le caratteristiche per entrare in gioco; così sembrerebbe anche per Mecenate Italia, una fondazione che intende raggaruppare i creativi dandogli una guida senior e una certa visibilità internazionale.

Ma ancora non basta, perché la cosa più importante, che è l’educazione del pubblico a leggere e l’educazione del lettore a leggere bene, sono i fondamenti su cui ogni movimento organizzativo potrà muoversi.

Certo, è una grande sfida, ma se vogliamo che la letteratura italiana sia dovutamente rappresentata sia in Italia che all’estero, dove tra l’altro i nostri scrittori sono pressoché sconosciuti, occorre reagire, svegliarsi, e unire le nostre forze, perché nessuno lo farà per noi!

 

Claudio Fiorentini

 

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