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Roma Caput Mundi. Si festeggiano 2767 anni dalla fondazione

Roma Caput Mundi. Si festeggiano 2767 anni dalla fondazione
aprile 10
16:13 2014

In occasione del 2767° anno dalla fondazione, ormai a breve, si omaggia ancora la Città Eterna: Roma città eterna, Roma città sacra, Roma Caput Mundi! Roma può essere studiata da diversi punti di vista eppure comprendere cosa sia veramente in profondità questa città è pressoché impossibile per l’individuo moderno, costantemente violentato nei sensi dalle migliaia di dis(tr)azioni provenienti da questo mondo colorato, sfavillante, accecante, rumoroso, materiale. Il punto di vista da cui noi osserviamo Roma –e forse l’unico che renda l’Urbe Eterna davvero eterna perche viva- è l’aspetto spirituale e interiore: Roma nasce da un patto sacro che Romolo, mitico fondatore, fa con Giove, Iuppiter greco ovvero Dyaus Pitar –Cielo Padre, come era conosciuto in altre regioni della terra. Allora anche il tracciamento del solco sacro da parte di Romolo stesso, legittimato rispetto il fratello Remo proprio dai segni inviatigli da Giove nel volo degli uccelli, rappresenta il confine invalicabile e magico tra il caos esteriore ed il Cosmos interiore; è la materializzazione su questa terra dell’ordine celeste e luogo in cui l’asse orizzontale del divenire e quello verticale dell’Essere si incontrano. Ed in effetti Roma non è solo una formula sociale, politica ed economica  come nei documentari televisivi ci fanno vedere. Roma è una frontiera dell’Essere, dell’interiorità dell’uomo che coltiva sé stesso e che nell’atto stesso della “coltivazione”  si alimenta e cresce. Non casualmente “coltivare” era espresso attraverso il termine “colere”, parola a cui “coltura” e “cultura”  fanno etimologicamente riferimento. Non più dunque homo –legato all’humus, alla terra e alle necessità materiali, ma bensì Vir, radice contenuta appunto nella parola Vir-tù. La pragmaticità e la quotidianità con cui il Romano si rapporta con il sacro è un aspetto caratteristico di questo popolo: ogni azione è governata da una o più forze, numi da chiamare affinché supervisionino quella azione. Ciò che l’uomo moderno ha perso rispetto quello “antico” è la sensibilità di percepire queste energie, ancora meno la capacità di poterle manipolare. Lo studio dei testi classici non è una borghese “pippa mentale” di cui disquisire in salotti letterari. No, tutt’altro: l’approfondimento di tematiche legate allo stile di vita, all’organizzazione sociale e al rapporto col sacro non ha senso se non viene finalizzate alla ricerca dell’essenziale, del contenuto rispetto la forma che svanisce. Sviscerare e attualizzare nel proprio spazio-tempo il messaggio che supera lo spazio e il tempo. Per questo Roma sopravvive anche alla sua caduta per tutti quelli che hanno saputo trovare in essa un fondamento, come fiume sotterraneo che localmente affiora nel fluire delle vicende storiche e da cui Uomini certamente superiori hanno saputo attingere come fonte perenne incarnando e vivendone lo spirito. Questo è l’unico essenziale dell’esperienza di Roma e dello studio che di essa se ne fa e per cui senza questo spirito e questa partecipazione continua alle dinamiche sacre, non ci sarebbe la Roma come oggi la conosciamo. Roma stessa poté fondare la sua grandezza difatti, tra l’altro, sull’estrema duttilità della sua parte più esteriore potendo però allo stesso tempo contare sulla stabilità della dottrina più interiore e che sopravviveva immutata nel tempo. Ad esempio capitava talune forze risultassero non più comprensibili eppure gli ordini sacerdotali che le “gestivano” non venivano eliminati bensì accorpati ad altri ordini sacerdotali ritenuti affini. Questa duttilità la si vede anche nella facilità con cui i personaggi pubblici potevano ricoprire le svariate cariche politiche e religiose senza che sussistesse alcun “conflitto di interessi” ovvero dicotomia alcuna nell’interiorità dell’uomo: Roma è unità organica in cui l’individuo è subordinato al bene della comunità cosicché fondamentale risulta la funzione piuttosto che l’uomo che momentaneamente la regge.

Dunque la percezione della realtà e l’attualizzazione dello stile di vita, incarnato nel costume degli antichi nel mos maiorum, devono essere l’obiettivo affinché Roma non sia solo uno sterile esercizio intellettuale ma una via da seguire e attraverso cui perseguire la propria crescita interiore. Quell’Uomo Nuovo di cui si percepisce la chiara intima necessità politica e sociale, quell’Uomo Nuovo capace di fondare la Società Nuova. La consapevolezza come primo passaggio per potersi porre nei confronti della realtà circostante con un atteggiamento ricettivo e attivo e ancora conoscenza di sé stessi affinché la fondazione incarnata nel mito di Romolo e Remo non sia solo una favola da raccontare ma per essere noi stessi tempio, limite con il mondo del caos e al tempo stesso portatori dell’ordine universale che si incarna e si manifesta su questa terra. Allora Roma anche l’anno prossimo festeggerà un nuovo anno perché fin quanto arderà il fuoco interiore, non sarà mai spento il fuoco di Vesta!

“Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire, agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile”. (Plutarco, Vita di Romolo)

Fabrizio Manico

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