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Violenza: un atto di abitudine indifferente

Violenza: un atto di abitudine indifferente
febbraio 21
17:26 2014

La 24enne, incinta di 13 settimane, è stata malmenata dal suo ex convivente e subito trasportata in ospedale dove le sue condizioni non sono risultate gravi. L’uomo è ricercato dalle forze dell’ordine.

Marco Mastrilli

di Marco Mastrilli

Ostia – Ieri ancora un episodio che vede iscritto in cronaca il pestaggio da parte di un uomo ai danni di una ragazza, per di più incinta. Questa volta per fortuna le conseguenze di tanta brutalità non sono state così gravi come quelle a carico della povera Chiara, tuttora ricoverata in gravissime condizioni dopo le botte ricevute dal suo ragazzo che l’ha ridotta in fin di vita  il 3 Febbraio scorso a Casalbernocchi.

Bastano queste poche righe per raccontare l’accaduto. Ogni altra informazione serve solo a riempire uno spazio bianco sulla carta: lo spazio destinato ai fatti, ai dettagli alle considerazioni e alle domande che inevitabilmente accompagnano questi episodi.

La pseudo-condanna morale, lo sdegno, l’immancabile “noi siamo con…” oppure “noi siamo contro..”, produce tutto quel complesso di elementi e affermazioni che si aggregano in maniera automatica quando ci si trova ad apprendere che, ancora una volta, una persona debole è stata vittima della forza e della violenza di qualcuno che ha preferito picchiare piuttosto che parlare.

Ma se proviamo a interrogarci su cosa sia la violenza, allora ci accorgiamo che essa permea tutta la nostra esperienza umana e che viene tollerata benissimo e accettata in modo leggero e quasi accogliente dalla maggior parte di noi.

La violenza, infatti, non è solo un atto basato sull’uso della prepotenza fisica, ma è anche l’abuso della forza attraverso le parole, allo scopo di obbligare altri ad agire o pensare qualcosa che altrimenti non farebbero o penserebbero. La violenza è quell’atteggiamento di aggressività che non lascia spazio al ragionamento, al confronto e al civile scambio di idee. E’ il mezzo che accelera i processi per far arrivare prima al proprio obiettivo. Un sorpasso azzardato è violenza, un furbetto che taglia la fila è violenza, una menzogna raccontata è violenza.

Il turpiloquio è violenza, la diffamazione è violenza, il rancore cieco è violenza.

Stiamo quindi parlando di una manifestazione esterna, di una forma concretamente aggressiva che non si concretizzerebbe se non fosse preceduta da emozioni negative come la rabbia, la gelosia o l’intolleranza. L’antidoto alla violenza è la ragione e la ragione richiede pazienza, accoglienza e presenza mentale e non può essere certo perseguita lasciando divampare in sé il fuoco della rabbia, magari scambiandolo per una sana pulsione interiore.

La violenza è lì, costantemente in agguato dietro alle parole, alle volgarità, alle superficialità. E’ come un cobra, dritto e immobile, pronto a colpire per uccidere.

Inutile quindi professarsi contro la violenza, dichiararsi magari Gandhiani, diventare vegetariani, animalisti, altruisti, pacifisti, prendere “le distanze”, sdegnarsi per il femminicidio, stringere mani in segno di pace. Tutto questo è perfettamente inutile se prima non si impara a censurare e rifiutare la violenza verbale e l’istigazione a inveire, ciecamente e in modo generalizzato, magari schernendo o linciando qualcuno pubblicamente. Questo è il preludio dell’odio e l’odio precede sempre la violenza, non il contrario.

Per raccontare la storia della ragazza picchiata selvaggiamente sarebbero state necessarie almeno altre venti righe in una inesorabile sequela di fatti incontrovertibili, dal tono quasi notarile. Sarebbe stata cronaca.

E allora per parlare di questa ragazza e di tutte le persone che ogni giorno vengono malmenate, linciate, assassinate, ho preferito non raccontare i fatti che poi son sempre gli stessi e che ormai abitualmente stendiamo, come lenzuola insanguinate, su fili tesi tra le nostre disattenzioni. Fatti che quando li leggi ti senti tra il sicuro e l’indignato senza pensare a cosa stai rischiando di diventare per non aver detto basta a questa arroganza rabbiosa e dilagante.

Oltre il muro il tuo vicino accende la televisione e si gode lo spettacolo: gente che assassina l’educazione e inneggia alla collera. Senza dire niente, senza pensare niente, consuma la sua cena a base di rigatoni e insulti, con un occhio al cellulare per rispondere indifferente all’ennesimo post su chi è più “condannato”. E gli viene voglia di tirargli il piatto in faccia a quel cretino di “….”, ma poi si gira e molla una sberla alla moglie che tanto è più facile e liberatorio.   

 

 immagine tratta da: http://comunicandoilsociale.wordpress.com/

 

 

 

 

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