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I paranoici della rete: difendersi è possibile.

I paranoici della rete: difendersi è possibile.
febbraio 17
17:24 2014

Sempre più spesso capita di incontrare persone con un rapporto di natura ossessivo-compulsiva con la rete e che in essa rivelano le loro problematiche più intime manifestando quella che in psichiatria è definita paranoia, ovvero: quella psicosi caratterizzata dallo svilupparsi graduale di forme di delirio cronico, ma lucido e coerente, non allucinatorio.

Marco Mastrilli

di Marco Mastrilli

Un fenomeno, questo, che un tempo potevamo notare quando incrociavamo qualcuno che sospettosamente si guardava attorno – magari fingendo di leggere un giornale – oppure notando colui il quale sbirciava il cortile da dietro le tapparelle, per tenere sotto controllo le mosse dei vicini di casa.

Nel monologo “Una donna di lettere” Alan Bennett descrive ironicamente la vita ossessionata di Miss Ruddok, una grafomane perennemente sdegnata e reattiva verso il piccolo mondo che la circonda osservato dalla propria casa: una sorta di stalker antelitteram che combatte a suon di lettere di protesta l’immaginario universo di ingiustizie che la sua stessa mente produce.

Il commediografo inglese, nato nel 1934, avrebbe oggi avuto una massa incredibile di materiale a disposizione per descrivere quella compulsione tanto magistralmente rappresentata nella sua opera teatrale. Gli sarebbe bastato infatti occhieggiare tra le pagine di Facebook o tra i Twitter per trovare il tratto patologico di Miss Ruddok.  

Provate anche voi. Basteranno pochi click per riconoscere qualche esempio di cybernauti che sparano nello spazio virtuale di internet le loro visioni di complotti, quasi sempre supportate da manie di grandezza che le fanno sentire perennemente al centro dell’attezione degli altri: i loro nemici.

I socialnetwork appaiono loro come un luogo ideale per denunciare trame e macchinazioni, nella convinzione di smascherare chissà quale congiura ordita alle loro spalle.  Provate a notare poi come si distinguono per la loro incoerenza, dovuta per lo più all’attitudine narcisista che appartiene all’ozioso meglio detto “fancazzista”. Riconoscibile in molti modi, egli spicca per la sua perenne attitudine a rimanere stupito che il mondo non riconosca le sua straordinarie capacità, se non pratiche almeno divinatorie, nell’arte di giudicare e classificare il mondo, dividendolo in buoni (lui o lei) e cattivi (gli altri).

Un delirio che il più delle volte si svuota quando il complotto denunciato non si manifesta, risultando infondato, o peggio ancora quando i presagi/augurii di sventura rivolti al proprio nemico non si adempiono.

Sempre tornando a Bennett, nella sua pièce teatrale la povera Miss Ruddok finirà con l’essere reclusa per le sue diffamazioni; solo in quella nuova condizione, cristallizzata nella detenzione con altre persone altrettanto disadattate, troverà una sorta di equilibrio rasserenante e una quiete dal sapore più familiare.

Un male quello della paranoia che non dipende dalla rete, ma che appare essere filogenetico: incluso quindi nella natura umana e capace di manifestarsi più o meno clamorosamente grazie agli strumenti e alle condizioni che l’ambiente mette a disposizione.

Certo è che in periodi storici come quello dell’Inquisizione o situazioni tipo quelle dei più rigidi regimi totalitari più crudeli, personaggi affetti da queste turbe hanno potuto creare danni molto seri ai loro “pseudo-nemici”. Non meno pericolosi dei roghi e delle camere di tortura sono però oggi quei mattatoi virtuali dove il linciaggio degli incolpevoli alle volte produce vittime tra i più deboli, specialmente i più giovani, che magari vedo minacciata la loro vita reale dal cyberspazio e nei casi più tragici arrivano a togliersi la vita.

Ebbene, il modo più semplice per difendersi dai soggetti affetti da così gravi disturbi è ignorarli, cancellarli dalle proprio conoscenze, smettere di regalargli il proprio tempo e la propria attenzione. E se poi dovessero continuare c’è sempre modo di metterli a tacere con un semplice esposto alla Polizia che farà provare loro il discutibile piacere di essere finalmente al centro dell’attenzione e forse anche di un’aula di giustizia. I reati di diffamazione, minacce e stalking sono infatti puniti molto severamente.

E se leggendo questo articolo pensi che io ce l’abbia con te,  allora ……. 

 

 
Illustrazione: “Paranoia” by Kaelte

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