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Si elimini al più presto la riforma Fornero

Si elimini al più presto la riforma Fornero
gennaio 05
23:33 2014
riforma pensioni

Vignetta disegnata da Forina

Nonostante la situazione allarmante che ha investito i lavoratori ed i pensionati, nessuna forza politica ha pensato bene di abrogarla.

I danni che questa riforma ha creato sono sotto gli occhi di tutti e ogni giorno ci sono persone investite dalla sua malefica conseguenza.

Disoccupazione, aumento della povertà, insicurezza nel futuro, malessere psico-fisico, senso di disperazione e crisi di coscienza.

Il lavoro non c’è!
Quel poco che ancora si riesce a trovare, quando non è svolto in maniera illegale o precaria, investe lavoratori che ormai hanno superato la soglia di sopportazione causa elevata età.

Non si può legare la vita di una comunità alle esigenze del Dio denaro e al mantenimento dello status-quo di una casta che si avvita sempre più su se stessa, lontana dalle esigenze dei più e che cerca solo di mantenere i suoi privilegi; costi quel che costi.

Andiamo a verificare cosa ha prodotto, secondo il mio modesto avviso e secondo quello di molti che ne hanno denunciato l’iniquità.

Ha provocato quella situazione di malessere generale nei lavoratori specialmente in quelli alla fine della propria vita lavorativa che si sono visti allungare la propria permanenza nel mondo del lavoro di altri anni.
La riforma ha discriminato fortemente il mondo femminile.
La riforma ha, difatti, inciso pesantemente sulle lavoratrici, le quali oltre al lavoro in fabbrica, negli uffici, nelle scuole debbono affrontare quotidianamente compreso il sabato, la domenica, i giorni festivi, durante le ferie ma anche di notte e di giorno il lavoro domestico, la cura dei figli l’accudire questi ultimi e il coniuge e spesso anche i genitori anziani. come si più’ pretendere di mandarle in pensione a 70 anni.
La riforma ha determinato crisi psicologiche anche gravi, crisi delle coscienze, sconvolgimenti nelle vite di tanti italiani e distrutto quelle prospettive e propositi precostituiti dei lavoratori alla fine della propria carriera.
La riforma, con il nuovo calcolo della pensione costituito solamente dal totale contributivo, e non più’ dal valore dell’ultima busta paga del lavoratore, produce un importo molto più’ basso di pensione, creando, oltre a disparità’ di trattamento tra pensionati vecchi e quelli nuovi, una nuova sacca di povertà’ nella società’ italiana.
La riforma ha provocato il fenomeno degli esodati cioè’ quei lavoratori rimasti senza stipendio, senza pensione, senza diritti.
La riforma ha discriminato fortemente le persone portatrici di handicap.
La riforma non ha previsto nessuna agevolazione per le persone invalide con serie patologie specialmente per i lavoratori del pubblico impiego. anche questi sono stati costretti a lasciare il lavoro a 70 anni. che grande risultato per la nazione.
Questa riforma produce ingiustizie sociali, impoverimento degli italiani medi.
La riforma determina, inoltre, un aumento della disoccupazione giovanile già’ al 47%causando per i nostri figli un futuro incerto e di povertà’ se non di vera miseria.
Ormai gli economisti delle coperture a tutti i costi hanno fatto il loro tempo.
Ci hanno consegnato ad una Europa cinica e spietata. Non c’è più tempo da perdere, bisogna assolutamente riequilibrare la ricchezza del paese ed immaginare una società più equa e meno incline alla crescita continua.
Partiamo dal lavoro ai giovani e dalla messa a riposo delle persone arrivate al tramonto della vita lavorativa.

In pensione volontaria a sessanta anni con almeno 35 anni di contributi è, al momento, l’unica condizione di equilibrio per tentare un’inversione di rotta verso un’occupazione degna di un paese civile che abbia a cuore la sua popolazione.

Naturalmente non ci si può esimere di mettere un tetto alle pensioni che non sia superiore ai 5000 euro. Per i puristi della Costituzione forse sarebbe meglio pensare a rivedere quegli articoli, che in questo momento limitano queste modifiche piuttosto che pensare a violentare l’articolo 138.
Ovviamente anche un assegno di solidarietà sarebbe da prendere in considerazione. Si potrebbe destinare a tutti gli over venticinque, che non sono impegnati nello studio e che vorrebbero essere avviati al mondo del lavoro.

Vale la pena ricordare quel vecchio saggio che diceva: “Si lavora per vivere ma non si vive per lavorare”.

A. N.

 

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