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Cannabis: il coraggio di fare scelte difficili ma necessarie

Cannabis: il coraggio di fare scelte difficili ma necessarie
gennaio 02
15:14 2014

La questione morale è più importante dell’indotto economico?

Di Stefano Lesti

Dall’Olanda al Colorado passando per l’Uruguay da guadagno per la malavita l’uso ricreativo di cannabis sta diventando di recente fonte di reddito in più Paesi del mondo.

Il tema è alquanto delicato e non sembrerebbe essere di pubblico interesse ma l’indotto del traffico di droga che se fosse strappato alla malavita e regolamentato consentirebbe di rimpinguare le casse degli Stati fa si che qualche domanda occorra iniziare a porgercela.

Considerare che invece di aumentare le imposte e le tasse su servizi sempre più ridotti all’osso e prima di costringere i giovani a emigrare in cerca di fortuna si potrebbero investire i gettiti derivanti per l’Erario dall’organizzazione e la gestione di una futuribile coltivazione e vendita interna ed esterna di canapa indiana e marijuana sotto il controllo dello Stato per usi ricreativi.

Quanti posti di lavoro potrebbe creare? Quanti nuovi locali per trascorrere una serata in grande allegria e spensieratezza si potrebbero inaugurare?

Quanti turisti ritornerebbero in Italia a portarci un po di soldini da utilizzare per il bene collettivo?

Quanto si potrebbe introitare dalla gestione economica della vendita delle cosiddette droghe leggere al pari del caffè, del goccetto quotidiano di vino o birra a tavola e della sindrome da acquisto compulsivo?

Quanti medicinali in meno useremmo se avessimo la possibilità di starcene ogni tanto completamente pacifici e passivi seduti al tavolo insieme ad altri amici?

Siamo onesti. Siamo disposti a sopportare qualunque mascalzonata, ivi compresa la tassazione delle prime case sapendo bene che siano un diritto e che non producano reddito perché unicamente il frutto di anni e anni di sacrifici e non ci apriamo alla considerazione di strade alternative.

Purtroppo è arrivata l’ora di guardare in faccia la realtà. Cosa sei pronto a fare per evitare che la tua vita diventi ogni singolo giorno un po più scadente del giorno prima? Sei pronto a rimboccarti le maniche e a trovarti una seconda occupazione ma non accetti l’idea di strade alternative.

Invece in tempi di crisi generale come questa qui che più o meno come una guerra mondiale ci ha coinvolti tutti occorre riconsiderare ogni punto di vista precedente.

Alla luce delle nuove esigenze occorre prendersi la responsabilità di fare scelte coraggiose seppur drammatiche o in un certo senso sconvolgenti, rivoluzionarie per la nostra cultura provinciale e condizionata da falsi miti di progresso.

Abbiamo reso possibile e popolare il gioco d’azzardo fin dalla seconda metà degli anni Novanta lasciando però che tra i tanti imprenditori onesti in qualche caso accertato a gestire sale Bingo, Slot Machine e agenzie di scommesse fosse la criminalità organizzata.

Perché non nazionalizzare parte di questi nuovi mercati moderni per garantire introiti all’Erario? Perché in alternativa non aumentare la tassazione su questo tipo di attività? Perché non regolamentarla in modo tale da proteggere concretamente i più deboli considerando, gestendo e tutelando questi servizi come prodotti tipici nazionali?

Si parla sempre di referendum su questioni tecniche o politiche che importino poco o nulla agli italiani.

Forse se la politica non si sente sufficientemente forte e matura per prendere una decisione in tal senso è arrivato il momento di interpellare il Paese civile per decidere da che parte andare prima che la rotta attuale ci mandi a sbattere senza possibilità di salvezza sulla scogliera.

Pur essendo personalmente un uomo di Chiesa e di destra ritengo che considerare l’eventualità di abolire il proibizionismo sulle droghe leggere non sia più da considerare un peccato ma al contrario una nuova opportunità di crescita e auto-emancipazione.

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