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Fondi Pensione: Siamo sicuri che siano una soluzione?

Fondi Pensione: Siamo sicuri che siano una soluzione?
dicembre 24
13:08 2013

fondi-pensioneEra il 1996. Ben 17 anni sono passati da quando insieme ad atri 5/6 colleghi ci scagliammo contro la nostra azienda che voleva obbligarci a passare i nostri soldi accantonati in un semplice fondo prestiti aziendale, gestito dai lavoratori, in un fondo pensione di categoria.

La nostra battaglia fu dura, ispessita dai ricatti aziendali, che puntualmente si manifestarono successivamente, amplificata dall’attrito con le rappresentanze sindacali che puntualmente si identificarono come coloro che sarebbero entrati a spartirsi la grande torta.

Sia io che gli altri, riuscimmo ad ottenere che l’adesione al fondo di categoria fosse a carattere volontaria e non obbligatoria.

Una semplice scelta che sarebbe dovuta arrivare dal buon senso e che invece ha condizionato, e ancora condiziona, la vita professionale di alcuni lavoratori di quell’azienda.

Perché parlare oggi dei fondi pensione?

Perché ultimamente i giornali finanziari hanno ricominciato una vera campagna a tappeto a favore di questi fondi pensione, permettendo a questa gente di rastrellare denaro che si andranno a giocare nei mercati finanziari mettendo il risultato a repentaglio, legandolo all’andamento dei titoli azionari e obbligazionari.

Come allora sostenevo, non c’è alcun controllo da parte di chi aderisce al fondo e su come saranno investiti i suoi soldi. Al contrario non c’è nessuna certezza che la parte “datoriale” possa andare a gonfiare il portafoglio del dipendente nel momento del suo pensionamento e tanto meno nel momento della sua cessazione del rapporto lavorativo.

In pratica è come giocarsi il proprio t.f.r. al casinò.

Inoltre rimane la beffa, a mio avviso fuori da ogni morale, di avere dipendenti che svolgono lo stesso ruolo, con lo stesso livello contrattuale ma che hanno stipendi diversi, a prescindere da eventuali benefit aziendali.

Pensateci bene prima di aderire, e spendete 5 minuti per leggere quello che, oggi, scrive il Prof. Beppe Scienza, sui rischi di aderire ad un fondo pensione.

A. N.

 

 

roulette“Dare i propri soldi a un fondo pensione a un piano individuale previdenziale, soprattutto un fondo pensione, vuole dire rischiare con i mercati finanziari , perché vuol dire avere il risultato legato all’andamento ai titoli azionari, obbligazionari. Non è opportuno giocarsi la pensione alla roulette dei mercati finanziari Nessun prodotto della previdenza integrativa, nessun fondo pensione chiuso, aperto, socchiuso che sia, nessun piano individuale previdenziale o pensionistico, nessuna polizza vita garantisce in potere d’acquisto i soldi messi dal lavoratore.

I giornali più o meno di regime, regolarmente censurano alcune verità che riguardano fondi pensione, piani individuali previdenziali, polizze vita. La trappola dei fondi integrativi si è estesa ai dipendenti pubblici, da circa un anno sono attivi i fondi Sirio e Perseo rivolti ai dipendenti pubblici, che si aggiungono a Espero. Tre trappoline per i dipendenti della Scuola, della Sanità, dei Ministeri.
Poi soprattutto è ripresa da alcuni mesi una forte campagna a favore della previdenza integrativa dei fondi pensione con articoli abbastanza indecenti su “Il Sole 24 ore”, su Il Corriere della sera, etc.. Gli articoli che appaiono su questi giornali, anche su un supplemento del lunedì del Corriere della Sera che leggeranno ben pochi, non sono rivolti ai lettori, gli articoli sulla previdenza, come quelli sui fondi comuni, servono per essere fotocopiati e usati come supporto per le vendite, questo è il fine di questi articoli! L’Italia ha una stampa economica, e in particolare nel settore della previdenza, che non è cattiva, ma pessima La regola è gonfiare i vantaggi parziali, tacendo tutti i difetti e in compenso per quanto riguarda il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) tacere tutti i vantaggi.
Vorrei smontare alcune cose regolarmente scritte nei giornali, pronunciate dai vari economisti di regime intervistati, spinte in tutte le maniere dalla propaganda. Il vero rischio non è la pubblicità, si sa che è di parte, ma gli articoli dei giornali, dei cosiddetti esperti e a volte anche dei miei, sciaguratamente colleghi, docenti universitari. Chiariamo alcune cose. Non è vero che la previdenza integrativa è indispensabile per integrare la propria pensione. Totalmente falso, la propria pensione si può integrare risparmiando, mettendo da parte i soldi, investendoli in qualche maniera e usando quelli. Non è vero che il TFR della pensione, deve essere messo nei fondi pensione, assolutamente no, menzogna spudorata, uno si tiene il TFR, se è un dipendente pubblico il TFS (Trattamento di Fine Servizio) e quando lo incasserà se vuole lo utilizzerà per una rendita integrativa, tenendosi però la sicurezza del TFR e del TFS fino a quell’età e non dandola agli sfasciacarrozze del risparmio gestito che gestiscono i fondi pensione.
Vantaggi fiscali? E’ falso come viene detto da giornalisti, sindacalisti, banche, assicuratori che la previdenza integrativa ha forti vantaggi fiscali. Non è vero, soprattutto per un giovane. Facendo i conti giusti che sa fare chiunque conosce questa materia il famoso vantaggio di pagare al 15 o al 9% di imposta su quanto accantonato, all’inizio della pensione, per un giovane significa un vantaggio di rendimento in termini annui nell’ordine dello 0,5%. Una miseria. Il vantaggio fiscale è divorato dai costi, è irrilevante.
Aggiungiamo il fatto che non è sicuro perché nell’arco di 30/40 anni le leggi cambiano, quelle tributarie tantissime volte. Nell’ultima legge di stabilità hanno tolto un’agevolazione sulla previdenza integrativa che riguardava le polizze vita, cosiddette previdenziali, quindi questi vantaggi fiscali sono incerti e comunque già adesso insufficienti, al massimo potrebbero andare bene per chi ha un reddito sui 300 mila Euro l’anno e a 5 anni dalla pensione, non è esattamente la categoria di persone a cui sembra rivolgersi la previdenza integrativa, quindi buttiamo via il discorso dei vantaggi fiscali. È falso anche quello che che per un lavoratore di un’azienda dove c’è un fondo di categoria, c’è un grande vantaggio che rende conveniente aderire ai fondi pensione, che è il contributo datoriale, bruttissima parola, cioè del datore di lavoro, non è vero che questo sia determinante. Si può vedere con qualche semplice simulazione che bastano un po’ di anni negativi e viene divorato; non è affatto garantito, ma il contributo del datore di lavoro ci sarà soltanto finché dura il contratto collettivo di lavoro, 4/5 anni. E’ un’ingiustizia pagare di più alcuni lavoratori rispetto a altri. Di più quelli che aderiscono al fondo pensione, di meno gli altri, questo è buttare a mare una conquista sindacale nell’arco di più di un secolo: stesso lavoro, stessa retribuzione. Invece no: stesso lavoro ma chi aderisce al fondo pensione viene pagato di più. Altra cosa falsa che Il confronto tra fondi pensione e TFR è sempre vantaggioso per il fondo pensione se si considera il periodo positivo, ma se si prende un altro periodo storico, senza risalire all’impero romano, semplicemente a dal ’62 al ’82 con un fondo pensione un lavoratore avrebbe perso circa l’80% in potere di acquisto, 81% nel caso delle azioni, quindi avrebbe perso i 4/5. In quello stesso periodo con il TFR avrebbe perso soltanto il 18% che è già molto meglio che perdere l’80 %. Quindi falsità una dopo l’altra.
Oltre alla falsità vi sono cose che non vengono dette. Per i fondi pensione aperti, chiusi, i piani previdenziali e tutta l’altra congerie di prodottacci per portare via soldi ai lavoratori non c’è quasi nessuna trasparenza, solo qualche dato generico e soprattutto regola ferrea del risparmio gestito e della previdenza integrativa. L’interessato che ha messo i suoi soldi non ha diritto di sapere che titolo viene comprato, quando, a che prezzo, che titolo viene venduto. A questo punto è facile dire che nel torbido si pesca bene, e altre battute per dire che lasciare la possibilità al gestore di fare quello che vuole, lo spingerà logicamente a fare porcherie varie, porcherie che peraltro vengono fuori. Dare i propri soldi a un fondo pensione a un piano individuale previdenziale, soprattutto un fondo pensione, vuole dire rischiare con i mercati finanziari , perché vuol dire avere il risultato legato all’andamento ai titoli azionari, obbligazionari. Non è opportuno giocarsi la pensione alla roulette dei mercati finanziari.
Nessun prodotto della previdenza integrativa, nessun fondo pensione chiuso, aperto, socchiuso che sia, nessun piano individuale previdenziale o pensionistico, nessuna polizza vita garantisce in potere d’acquisto i soldi messi dal lavoratore- La garanzia in potere di acquisto c’è al massimo per un periodo breve, mentre il TFR dà una base garantita in potere d’acquisto per tutta la sua durata quanto essa..
Questo è fondamentale perché nell’arco del ‘900, per tre volte i risparmi previdenziali o non previdenziali degli italiani vennero decimati dall’inflazione, a cavallo della Prima Guerra Mondiale, a cavallo della Seconda Guerra mondiale e al tempo petrolifero dal ’73 all’84/85. Non c’è nessun lavoratore nell’arco del ‘900 che abbia vissuto senza incontrare un momento in cui i risparmi risparmi mobiliari venivano distrutti dall’inflazione. La garanzia nei confronti dell’inflazione i fondi pensione la danno per un periodo brevissimo! Questo è il vero rischio di tutta la previdenza integrativa, vedere il fondo che non fallisce, formalmente non fallisce, “i fondi pensione non falliscono, ma in potere di acquisto possono perdere il 90%”.
Mi rendo conto di essere la voce di colui che grida nel deserto, quasi nessun altro lo dice, perché la torta della previdenza integrativa è una torta ricca, succosa, gustosa. Perché a differenza dei fondi comuni, 220px-ScienzaBeppese uno mette i soldi nella previdenza integrativa non può riscattarli, deve aspettare l’età della pensione, quindi fino a 65/67/70 non può riscattarli e per giunta la trasparenza è ancora minore che nei fondi comuni dove già è bassissima. Questi prodotti interessano alle banche alle assicurazioni, ai gestori e alle società di gestione, ai sindacati che ci mettono i loro amici, sono centinaia di poltrone strapagate di parassiti che non fanno nulla perché, e questo è veramente buffo, gli amministratori dei fondi pensione, non gestiscono il fondo pensione, subappaltano a un altro la gestione, come spesso è stato subappaltato ad altri l’amministrazione della raccolta delle quote. Poltrone fatte per dare soldi, prese metà dai sindacati e metà degli amici di Confindustria, Confcommercio, dalle associazioni patronali.
Conclusione: evitare tutti i prodotti previdenziali: fondi comuni, aperti, chiusi, piani individuali pensionistici, polizze vita. Tutti da evitare, se uno li ha sottoscritti, interrompere i versamenti, tenersi il TFR. Non affidare i propri soldi a nessuna gestione, non solo alla previdenza integrativa, ma neanche affidarla ai fondi comuni, alle gestioni né italiane né estere, sono uguali, sono scatole nere dove i gestori mangiano, non dico mangiare tutto, ma possono raschiare tanti soldi, con 2,5 di commissioni annue di gestione, è uno sproposito!”

Beppe Scienza

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