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State buoni se potete

State buoni se potete
dicembre 12
21:34 2013

Tempo di Forconi
di Stefano Lesti

Attualizzando, togliendo e cambiando indegnamente qualche parola dalla famosa lettera di Pier Paolo Pasolini rivolta agli studenti di Valle Giulia in difesa degli agenti di polizia, che scatenò un putiferio nel ’68, mi permetto anche io di gridare a bassa voce la mia riguardo gli ultimi eventi. Ci hanno messi gli uni contro gli altri mentre i veri colpevoli stanno altrove affaccendati in ben altre faccende che risolvere la crisi economica. Piuttosto che protestare inutilmente sarebbe ora di iniziare a votare con alto senso dello Stato, responsabilmente e consapevolmente per rimuovere democraticamente dal potere coloro che ne hanno usufruito senza alcun riguardo per la collettività, i reali colpevoli di tutto questo.

Senza la nostra involontaria e comune complicità non avrebbero potuto farlo. Con quale criterio abbiamo votato alle scorse elezioni europee? Chi abbiamo votato e perché lo abbiamo votato. È stato eletto?  Se si, cosa ha fatto di buono per l’Italia e per l’Europa? Il primo parlamentare che personalmente ho votato nella prima libera elezione per il parlamento europeo è inchiodato alla poltrona fin dal 1994 e pur ricoprendo da anni un ruolo istituzionale molto importante per il nostro Paese non ha fatto niente di niente.

Forse con quasi 50mila Euro di diaria al mese, l’equivalente odierno dei trenta denari bibblici,  fare niente gli è convenuto dal momento che a stare fermi non ci si rimette quasi mai. Purtroppo dopo di me, redento, sono stati in moltissimi ad aver continuato a darle il voto a ogni elezione successiva e sicuramente anche la prossima primavera ci sarà qualche italiano “patriota” che gli darà il voto. Chi è più colpevole allora? I politici, chi li elegge oppure chi decidendo di non votare non consente alcun cambiamento?

L’europa ai giovani!

È triste. La polemica contro l’europa e i governi andava fatta nella prima metà del decennio passato. Siete in ritardo, figli. E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora poveri e senza speranze.

Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! 

Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc. 

Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha uguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). 

Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato,appartengono all’altra classe sociale. 

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, la vostra! In questi casi, ai poliziotti si danno i fiori, amici. 

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