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INCHIESTA DEFINITIVA “RETE VIARIA PRINCIPALE” 2012: MENO INCIDENTI, PIÙ MORTI

INCHIESTA DEFINITIVA “RETE VIARIA PRINCIPALE” 2012: MENO INCIDENTI, PIÙ MORTI
novembre 20
17:15 2013

La mobilità in Italia nel 2012 appare in diminuzione, anche a causa della pesante crisi economica da cui il Paese non è ancora uscito: -7% le percorrenze sulle autostrade a pedaggio, -21 % le prime iscrizioni di veicoli nuovi, -10% le vendite di carburante. Tuttavia le statistiche 2012 hanno registrato, sulla rete stradale principale esaminata nella presente pubblicazione,5 decessi in più rispetto all’anno precedente e gli indici di mortalità in aumento. Non bisogna dunque abbassare la guardia: occorrono azioni coordinate in modo sistemico e in un ‘ottica di responsabilità condivisa verso l’obiettivo 2020 dì dimezzamento dei decessi per incidente stradale. La Direttiva Europea sulla Gestione della Sicurezza delle Infrastrutture Stradali dovrà essere applicata anche in Italia, a partire dalla rete TEN e con progressiva estensione agli altri ambiti, secondo metodologie standardizzate che permetteranno di pervenire a una classificazione unitaria della rete stradale sull’intero territorio nazionale e all’individuazione delle priorità di intervento.
La presente rappresentazione informativa, riporta in modo sintetico ma puntuale i dati rilevati dalle diverse Forze di Polizia,e dal contributo fornito dall’ ACI in collaborazione con l’Istat.

Tutto potrebbe iniziare così: Domenica mattina, una ragazza affronta un viaggio in autostrada accanto al suo fidanzato in una giornata d’estate. Ed ecco all’improvviso come può una giornata di vacanza, di allegria e spensieratezza tramutarsi in una giornata di morte. Ci potremmo domandare cosa abbiano provato quei due giovani quando la loro macchina è uscita di lato ed è finita sopra ad un’altra, quando la loro vita gli è fuggita via, e bastato un attimo, si un solo attimo e poi più nulla.

“RETE VIARIA PRINCIPALE” 2012:MENO INCIDENTI, PIÙ MORTI
Indice mortalità (3,9) quasi doppio rispetto a intera rete (1,9)
Indice gravita (3,3) quasi triplo (intera rete = 1,3)
Più incidenti al Centro-Nord; incidenti più gravi al Sud
Diminuiscono gli incidenti su:
Salerno-Reggio Calabria (-39,5%)
Grande Raccordo Anulare di Roma (-40,5%)

Nel 2012, sui 54mila chilometri della rete viaria principale del nostro Paese (strade extraurbane principali e autostrade) si sono verificati 30.587 incidenti (il 20,6% del totale), con 1.492 morti (40,8%) e 43.730 feriti (16,5%).
Sebbene, nel 2012, il numero degli incidenti abbia fatto segnare una riduzione significativa (-9%), quello dei decessi è rimasto stabile, evidenziando, così, come la gravità degli incidenti
sia in crescita.
Sulla nostra rete viaria principale l’indice di mortalità (il numero dei morti ogni cento incidenti) risulta, quindi, quasi doppio rispetto al valore medio dell’intera estesa stradale (3,9 contro 1,9), mentre l’indice di gravità (morti sul totale delle persone coinvolte con conseguenze) risulta praticamente triplo: 3,3 rispetto a 1,3. In rapporto al 2011, l’indice di mortalità risulta in crescita sia sulle extraurbane principali (da 3,7 a 4), che sulle autostrade e tangenziali (da 3,1 a 3,5).

Il maggior numero di incidenti sulla rete viaria principale avviene al Centro-Nord, ma è al Sud che si verificano quelli più gravi: 1 incidente mortale su 22 e 5 decessi ogni 100 incidenti, contro 1 incidente mortale su 31 e 3 decessi ogni 100 incidenti del Centro-Nord.
Migliora notevolmente la situazione incidenti su due tratte tradizionalmente critiche gestite dall’ANAS: Salerno-Reggio Calabria, dove dai 521 incidenti del 2010 si è passati a 315, con una riduzione del 39,5% e Grande Raccordo Anulare di Roma, dove nel 2010 gli incidenti erano stati 1.071 e nel 2012 sono scesi a 637: il 40,5% in meno.
Nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato un nuovo decennio d’iniziative, a livello mondiale, per la Sicurezza Stradale da realizzarsi entro il 2020. L’obiettivo è non solo di ridurre ulteriormente il numero di vittime ma anche quello di ridurre il numero dei feriti con lesioni gravi e invalidanti a seguito d’incidenti stradali.
Durante il 2013 in Italia è stata portata avanti l’attività del gruppo di lavoro interistituzionale per la ristrutturazione del modello di rilevazione Istat su incidenti stradali con lesioni a persone (Enti partecipanti: Istat, ACI, Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Ministero della Difesa Carabinieri, Ministero dell’Interno – Servizio di Polizia Stradale, Conferenza delle Regioni e Province autonome, UPI, ANCI).

INCIDENTI STRADALI IN CALO, MA C’È’ ANCORA TANTO DA FARE
Diminuiscono i sinistri (-9,2%), i morti (-5,4%) e i feriti (-9,3%)

“Progetti e iniziative per la sicurezza stradale danno sempre buoni frutti ma nessuno può gioirne: 3.653 croci misurano ancora il fabbisogno di formazione per i conducenti e l’inadeguatezza delle strade italiane”.

“E’ necessaria l’adozione di una definizione univoca e internazionalmente riconosciuta di lesione grave. L’Italia sta procedendo ad una sperimentazione con il contributo dell’Istat”

Diminuiscono gli incidenti stradali in Italia. E’ quanto emerge dall’ultimo Rapporto ACI-ISTAT, secondo cui nel 2012 sono stati registrati 186.726 sinistri con lesioni a persone (-9,2% rispetto all’anno precedente), che hanno causato 3.653 morti (-5,4%) e 264.716 feriti (-9.3%). Ogni giorno sulle nostre strade si verificano 512 incidenti con 10 morti e 725 feriti. L’Italia conta più di 60 morti per incidente ogni milione di abitanti, mentre la media europea è 55.
Anche se gli incidenti più gravi avvengono sulla rete extraurbana, il pericolo corre in città. Malgrado un calo complessivo del 10% di sinistri e decessi, sulle strade urbane si conta il 75% degli incidenti con il 42% delle vittime e il 72% dei feriti. Venezia e Napoli le città dove i sinistri hanno conseguenze più gravi con 1,5 morti ogni 100 incidenti (la media nei grandi comuni è di 0,8 e Milano, Genova e Bari segnano appena 0,5).
Il week end si conferma il periodo più a rischio. Nelle notti di venerdì e sabato si concentra il 42% dei sinistri e delle vittime complessive delle ore notturne. Nell’arco della settimana il picco degli incidenti si verifica tra le ore 18 e le 19, in corrispondenza del rientro a casa dagli uffici.
La distrazione è la prima causa di incidente (16,6%), seguita dalla mancata osservanza della segnaletica (16,2%) e dalla velocità elevata (11,2%). Tra i giovani 20-24enni si conta il maggior numero di morti e feriti, ma è tra gli ultraottantenni l’aumento più elevato dei decessi: +14% rispetto al 2011 per gli 80-84enni e addirittura +25% per gli 85-89enni. Aumentano le vittime tra i ciclisti (+2,5%) e calano tra i pedoni (-4,4%)
.
Soprattutto in città bisogna fare di più, ma se il 95% degli incidenti è imputabile al comportamento scorretto degli utenti della strada, continueremo a pagare con il sangue la domanda di mobilità del Paese finché non si attuerà una riforma del sistema educativo dei conducenti: serve un percorso di formazione continua che parta dalle scuole, si consolidi nelle autoscuole e si aggiorni
periodicamente con i corsi di guida sicura, prevedendo abilitazioni progressive per auto più potenti
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INCIDENTI STRADALI IN ITALIA

Nella UE27, nel 2012 sono morte in incidenti stradali 27.724 persone (l’8,8% in meno rispetto al 2011) ovvero 55 persone ogni milione di abitanti. L’Italia ha registrato un valore pari a 60,1, collocandosi al tredicesimo posto nella graduatoria europea, dietro Regno Unito, Spagna, Germania e Francia.
Sulle strade urbane, nel 2012, si sono verificati 141.715 incidenti, con 191.521 feriti e 1.562 morti; sulle autostrade gli incidenti sono stati 9.398, con 15.852 feriti e 330 decessi. Sulle altre strade extraurbane, ad esclusione delle autostrade, si sono verificati 35.613 incidenti, con 57.343 feriti e 1.761 morti.
Gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse le autostrade), dove l’indice di mortalità raggiunge il livello di 4,94 decessi ogni 100 incidenti. Sulle strade urbane si registrano 1,10 morti ogni 100 incidenti, sulle autostrade 3,51. Rispetto al 2011, l’indice di mortalità risulta in aumento per strade extraurbane e autostrade (era pari rispettivamente a 4,73 e 3,07), rimane invece stabile per le strade urbane.
L’indice di mortalità raggiunge il valore massimo alle 3, alle 5 e alle 6 del mattino (4,64 decessi ogni 100 incidenti, media giornaliera pari a 1,96); la domenica è invece il giorno nel quale si registra il livello più elevato, con 2,99 morti per 100 incidenti. Nella fascia oraria notturna (compresa tra le 22 e le 6 del mattino), l’indice è più elevato fuori città, il lunedì e il giovedì notte (7,71 e 7,74 decessi per 100 incidenti).
In sette casi su dieci le vittime di incidenti stradali sono conducenti di veicoli (70,0%), nel 14,6% passeggeri trasportati e nel 15,4% pedoni.
Tra i 2.555 conducenti deceduti a seguito di incidente stradale, i più coinvolti sono individui che hanno fra i 20 e i 49 anni di età (1.321 in totale, pari al 51,7%); in particolare giovani 20-24enni e adulti tra i 40 e 44 anni. Sale ancora la quota di conducenti di biciclette morti in incidenti stradali: +2,5% tra il 2012 e 2011, dopo il +7,2% registrato l’anno precedente.

La categoria di veicolo più coinvolta in incidente stradale è quella delle autovetture (66,3%);

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seguono i motocicli (13,6%),

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gli autocarri (6,5%),

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le biciclette (5,2%)

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e i ciclomotori (5,0%).

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Il tasso di mortalità in incidenti stradali, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e la popolazione residente (per 1.000.000), passa dal 24,5 nel 2001 a 60,1 nel 2012.

Obiettivo Sicurezza Stradale 2020: in Italia continuano a diminuire le vittime

L’obiettivo è quello di dimezzare ulteriormente il numero di decessi da incidenti stradali in Europa e nel mondo e diminuire il numero di feriti gravi. Tra gli altri obiettivi c’è anche il miglioramento della sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture e la sensibilizzazione degli utenti della strada a comportamenti corretti e responsabili. Nel 2013, la Seconda Settimana Mondiale della Sicurezza
Stradale (6-12 maggio 2013), lanciata dalle Nazioni Unite, è stata dedicata alla sicurezza del pedone. Nell’Unione europea a 27 paesi, sono 27.724 le persone che nel 2012 hanno perso la vita in incidenti stradali (30.382 nel 2011, pari a -8,8%) (Prospetto 2). In Italia, il numero delle vittime della strada è diminuito, nello stesso periodo, del 5,4%, al di sotto della media UÈ. Inoltre, per fornire una misura standard del livello di mortalità in incidente stradale, armonizzata e confrontabile tra i diversi Paesi europei, è stato calcolato il tasso di mortalità per incidente stradale, ottenuto dal rapporto tra il numero delle vittime e la popolazione residente. Nel 2012 il tasso di mortalità nella UE27 è pari a 55 persone decedute in incidente stradale ogni milione di abitanti (60,7 nel 2011); in Italia, nello stesso anno, il valore di questo indicatore è pari a 60,1 (63,7 nel 2011). Nella graduatoria europea, l’Italia si colloca, nel 2012, al tredicesimo posto, dietro Regno Unito, Spagna, Germania e Francia.

Gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane

Nel 2012, sulle strade urbane si sono verificati 141.715 incidenti (75,9% del totale), che hanno causato 191.521 feriti (pari al 72,3% del totale) e 1.562 morti (pari al 42,8% del totale). Sulle autostrade gli incidenti sono stati 9.398 (pari al 5,0% del totale) con 15.852 feriti (6,0% del totale) e 330 decessi (9,0% del totale) mentre sulle altre strade extraurbane, comprensive delle strade Statali, Provinciali, Comunali extraurbane e Regionali, sono avvenuti 35.613 incidenti, che hanno causato 57.343 feriti e 1.761 morti (19,1%, 21,7% e 48,2% dei rispettivi totali).
Nel 2012 si osserva una riduzione, rispetto al 2011, del numero di incidenti con lesioni a persone, morti e feriti su tutti gli ambiti stradali. Tale diminuzione è più accentuata sulle autostrade, dove si registra un calo del numero degli incidenti con lesioni del 14,6%, dei morti del 2,4% e dei feriti del 14,4%. Va segnalato che il calo dell’incidentalità sulla rete autostradale è iniziata nel 2008, ha raggiunto un picco nel 2009 (con una flessione del numero di morti del 22,6% rispetto all’anno precedente), ha subito una battuta d’arresto tra il 2009 e il 2010, per poi proseguire fino al 2012. Si tratta di un importante risultato ottenuto soprattutto a seguito dell’implementazione del sistema “Tutor” di controllo elettronico sulla velocità media, introdotto nel 2006 e diffusosi progressivamente su un numero sempre crescente di tratte autostradali.

Anche sulle strade urbane si registrano sensibili riduzioni del numero di incidenti stradali con lesioni (-9,7%), di morti (-10,4%) e di feriti (-10,1%). Sulle strade extraurbane le diminuzioni risultano più contenute, e pari rispettivamente a -5,3% (incidenti), -1,0% (morti), -5,2% (feriti).
L’indice di mortalità conferma che gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane, dove si verificano 4,94 decessi ogni 100 incidenti (4,73 nel 2011). Sulle autostrade l’indice di mortalità è pari a 3,51 (3,13 nel 2011). Gli incidenti sulle strade urbane sono meno gravi, con 1,10 morti ogni 100 incidenti. Sulle strade extraurbane e sulle autostrade l’indice di mortalità risulta in aumento rispetto al 2011, rimane invece stabile per le strade urbane. Per quanto riguarda il tipo di strada, il valore massimo si registra per le strade a una carreggiata e a doppio senso (5,41 morti per 100 incidenti).

Domenica e sabato i giorni più pericolosi

II venerdì è il giorno della settimana in cui si concentra il maggior numero di incidenti con lesioni a persone (29.423 pari al 15,8% del totale) e di feriti (40.581 pari al 15,3% del totale), mentre il sabato presenta la frequenza più elevata, in termini assoluti, per i decessi (620, pari al 17,0% del totale). L’indice di mortalità presenta il valore massimo (3,0 morti ogni 100 incidenti) la domenica, seguita dal sabato (2,4%), mentre raggiunge valori compresi tra 1,6% e 1,8% nei restanti giorni della settimana.

Il picco di incidentalità tra le 18 e le 19, gli incidenti più gravi tra le 3 e le 6 del mattino

La distribuzione di incidenti stradali con lesioni a persone, morti e feriti durante l’arco della giornata, conferma gli andamenti del 2011: un primo picco si riscontra tra le 8 e le 9 del mattino,
fascia oraria nella quale si effettuano gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola. Il numero degli incidenti rimane, comunque, elevato anche durante la mattinata; un secondo picco si osserva alle 13 in corrispondenza dei tragitti scuola-casa e in relazione alla mobilità di alcune categorie di lavoratori (professionisti, commercianti, ecc.) che usufruiscono dell’orario non continuato. La punta massima di incidentalità si registra, però, tra le 18 e le 19, ora di punta per l’aumento del traffico legato agli spostamenti dal luogo di lavoro verso l’abitazione. L’indice di mortalità si mantiene superiore alla media giornaliera (1,96 decessi ogni 100 incidenti) per tutto l’arco di tempo che va dalle 21 alle 7 del mattino, raggiungendo il valore massimo intorno alle 3, alle 5 e alle 6 del mattino (circa 4,6 decessi ogni 100 incidenti).

Incidenti di notte: più gravi fuori città

Nel 2012, nella fascia oraria compresa tra le 22 e le 6 (convenzionalmente considerata per individuare la fascia notturna) si sono verificati 25.438 incidenti stradali (13,6% del totale), che hanno causato il decesso di 865 persone (23,7% del totale dei morti) e il ferimento di altre 41.007 (15,5% del totale dei feriti) Gli incidenti con lesioni a persone del venerdì e del sabato notte rappresentano il 42,3% del totale degli incidenti notturni; analogamente, i morti e i feriti del venerdì e del sabato notte sono, rispettivamente, il 42,0% e il 45,0% del totale dei morti e dei feriti nelle ore notturne. Tali percentuali risultano pressoché analoghe, se analizzate separatamente, per le strade urbane ed extraurbane. L’indice di mortalità degli incidenti notturni è mediamente pari a 3,40 decessi ogni 100 incidenti, contro il valore di 1,96 decessi ogni100 incidenti nel complesso. Per il 2012, l’indice di mortalità durante la notte e per giorno della settimana presenta il valore massimo in corrispondenza della domenica notte, 3,80 decessi ogni 100 incidenti ma risulta elevato anche il sabato e lunedì notte (3,44 e 3,48 morti per 100 incidenti). Considerando le diverse categorie di strada, quelle extraurbane (comprese autostrade e raccordi) fanno registrare i livelli più elevati degli indici di mortalità durante la notte: in particolare, il valore massimo si osserva il lunedì e il giovedì notte (7,71 e 7,74 decessi per 100 incidenti), ma anche il sabato e la domenica notte (7,14 e 7,23 morti per 100 incidenti). Per le strade urbane i livelli dell’indice di mortalità sono più contenuti, assumendo valori simili durante tutti i giorni della settimana. Il numero degli incidenti con lesioni avvenuti durante la fascia oraria notturna risulta comunque in diminuzione rispetto al 2011 (29.223 nel 2011 e 25.438 nel 2012).

Il sinistro più frequente è lo scontro frontale-laterale

La maggior parte degli incidenti stradali avviene tra due o più veicoli (73,4%). I restanti casi (26,6%) vedono coinvolti veicoli isolati. Nell’ambito degli incidenti tra veicoli, la tipologia di incidente più diffusa è lo scontro frontale-laterale (63.560 casi con 842 morti e 93.670 feriti), seguita dal tamponamento, che registra 33.777 casi con 325 morti e 55. persone ferite.
Tra gli incidenti a veicoli isolati, l’investimento di pedone rappresenta l’evento più diffuso (10,1% degli incidenti) con 18.915 casi, in cui hanno perso la vita 534 persone e 21.400 sono rimaste ferite. La fuoriuscita o sbandamento del veicolo (9,2% sul totale incidenti) rappresenta la seconda tipologia di incidente, tra quelle a veicoli isolati, con 17.098 casi, in cui sono decedute 724 persone e 21.396 sono rimaste ferite. Con riferimento ai soli incidenti mortali, lo scontro frontale-laterale, la fuoriuscita e l’investimento di pedone raggiungono le incidenze più elevate (23,0%, 19,7% e 15,5%)
L’indice di mortalità mostra come lo scontro frontale sia la tipologia più pericolosa (5,22 decessi ogni 100 incidenti), seguita dalla fuoriuscita di strada (4,23 decessi ogni 100 incidenti), dall’urto con ostacolo accidentale (3,81 decessi ogni 100 incidenti), e dall’investimento di pedone (2,82 decessi ogni 100 incidenti). Tali evidenze sono confermate anche analizzando il sottoinsieme degli incidenti mortali.

Distrazione, non-rispetto della precedenza e velocità elevata le prime cause di incidente

Le circostanze accertate o presunte alla base degli incidenti stradali con lesioni a persone, per l’anno
2012, si presentano sostanzialmente invariate rispetto all’anno precedente. Nell’ambito dei comportamenti errati di guida, il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata sono le prime tre cause di incidente (escludendo il gruppo residuale delle cause di natura imprecisata). I tre gruppi costituiscono complessivamente il 44,0% dei casi. Il comportamento scorretto del pedone (8.028 casi) pesa per il 3,5% sul totale delle cause di incidente. Con riferimento alla categoria della strada, la prima causa di incidente sulle strade urbane è il mancato rispetto delle regole di precedenza o semaforiche (19,0%), mentre sulle strade extraurbane è la guida distratta o l’andamento indeciso (pari al 19,2%), seguita dalla guida con velocità troppo elevata (pari al 16,6%). Si precisa che a causa dell’esiguo numero di circostanze presunte dell’incidente legate allo stato psico-fisico alterato del conducente e ai difetti o avarie del veicolo, a partire dall’anno 2009 non vengono pubblicati i dati sugli incidenti stradali dettagliati per tali circostanze. Per motivi legati spesso all’indisponibilità dell’informazione al momento del rilievo, inoltre, risulta di estrema difficoltà la compilazione, da parte degli Organi di rilevazione, dei quesiti sulle circostanze presunte dell’incidente legate allo stato psico-fisico del conducente. Il numero degli incidenti nei quali è presente una delle circostanze appartenenti ad uno dei due gruppi sopra citati risulta, quindi, sottostimato.

Individui 20-24enni e 35-39enni le principali vittime di incidenti mortali

I morti in incidenti stradali nel 2012 sono stati 3.653, 2.933 maschi e 720 femmine. Per i maschi, la classe di età in cui si registra il maggior numero di decessi è quella compresa tra i 35 e 39 anni, seguita, con numerosità pressoché analoghe, dalle fasce di età 20-24 e 40-44 anni. Valori molto elevati si riscontrano, comunque, per tutte le età comprese tra i 20 e i 44 anni. Per le femmine, benché i livelli di mortalità siano molto più contenuti di quelli dei maschi (con proporzione di 1 su 4 in termini assoluti), i picchi nel numero di decessi si registrano per la classe di età 20-24 anni e per le età più anziane 70-74 e 80-84 anni. Per le donne, la frequenza elevata in corrispondenza delle età più avanzate è attribuibile al maggior coinvolgimento in incidenti stradali di persone anziane, decedute nel ruolo di pedone. Per quanto riguarda i feriti in incidenti stradali, le età per le quali si registrano frequenze più elevate, per entrambi i sessi, sono quelle comprese tra i 15 e i 39 anni, con un picco nella classe di età 20-24. Gli uomini risultano, ad ogni modo, più penalizzati delle donne sia fra i morti sia fra i feriti.

Fra i conducenti calano morti e feriti, con l’eccezione degli ultraottantenni

Tra i conducenti deceduti a seguito di incidente stradale (2.555, 69,9% sul totale dei morti) i più colpiti sono individui in età compresa tra i 20 e i 44 anni. Le fasce di età in corrispondenza delle quali si rileva il maggior numero di conducenti deceduti sono 30-34, 35-39 e 40-44 anni (rispettivamente: 223, 223 e 235 morti). Per quanto concerne i feriti, la classe di età più colpita è quella tra 20 e 24 anni (21.126 feriti). A partire dai 45 anni di età il numero di conducenti che hanno riportato conseguenze in incidente stradale inizia progressivamente a decrescere. Analizzando la distribuzione dei conducenti per genere, si osserva, come atteso, un notevole svantaggio per gli uomini, con livelli del numero di morti di quasi 10 volte superiori rispetto alle donne, e di circa il doppio per i feriti. Tale evidenza deve essere letta, comunque, considerando che il maggior numero di conducenti di veicoli coinvolti in incidenti stradali sono di sesso maschile. Da segnalare, infine, che, malgrado nel complesso si registri una diminuzione, rispetto al 2011, di conducenti deceduti in incidenti stradali, per quelli di sesso maschile in età anziana, 80-84 e 85-89 anni, si rileva, invece, un aumento rispettivamente del 14 e 25% (da 86 a 98 decessi nella classe 80-84 anni e da 48 a 60 decessi nella classe 85-89 anni)

In aumento le vittime tra i ciclisti

L’analisi del sottoinsieme dei conducenti morti e feriti in incidenti stradali per categoria di veicolo mostra come la frequenza più elevata di persone decedute riguardi le autovetture e i motocicli per gli uomini (rispettivamente 1.001 e 767 morti, complessivamente il 77,3% sul totale dei decessi) e quasi esclusivamente le autovetture per le donne (177 decedute, 65,8 % sul totale decessi tra le donne). Rispetto al 2011, aumentano del 2,5% i conducenti di biciclette vittime di incidenti stradali e del 2,7% i feriti. Le biciclette, infatti, continuano a rappresentare il terzo veicolo, in graduatoria, dopo autovetture e motocicli, con il maggior numero di conducenti morti. Va rilevato che la proporzione di donne decedute alla guida di una bicicletta, sul totale delle conducenti morte in incidenti stradali, è più elevata rispetto alla stessa percentuale calcolata per gli uomini (10,4% e 19,3% rispettivamente per gli uomini e per le donne). La proporzione dei conducenti di biciclette vittime in incidenti stradali, sul totale dei conducenti deceduti, inoltre, risulta più elevata di quella registrata per i ciclomotori. Tra le voci delle categorie di veicoli sono stati distinti anche i quadricicli, più comunemente indicati come “minicar o microcar”. I conducenti morti alla guida di questa categoria di veicolo sono otto e rappresentano circa lo 0,3% del totale dei conducenti
deceduti. Una proporzione analoga si registra anche per i feriti. Si registra, ad ogni modo, una
diminuzione rispetto al 2011 del numero sia di morti sia di feriti.

Sono gli anziani i pedoni più coinvolti negli incidenti, trend in aumento per gli uomini

II pedone è uno dei soggetti più deboli fra le persone coinvolte in incidenti stradali. Il rischio di infortunio causato da investimento stradale è particolarmente alto per la popolazione anziana, più frequentemente coinvolta nel ruolo di pedone sulla strada. Il valore massimo si registra nella fascia di età compresa tra 80 e 84 anni (92) per quanto riguarda i morti, mentre per i feriti (1.544) in quella tra 75 e 79 anni. Si segnala infine che risultano in aumento i decessi di pedoni di sesso maschile, rispetto al 2011, (da 333 a 357, pari a +6,7%) nonostante il calo complessivo dei pedoni vittime della strada (- 4,4% rispetto al 2011). Tale aumento, per gli uomini, riguarda soprattutto le classi di età 75-79 e 80-84 anni. Sempre fra i pedoni, diminuisce anche il numero dei feriti (-1,7% rispetto al 2011).

Tra i passeggeri il maggior numero di vittime è fra i giovani, ma il trend è in discesa

I passeggeri infortunati, morti e feriti, risultano particolarmente concentrati, per entrambi i sessi, nella classe di età 15-24 anni. Frequenze non trascurabili tra i morti e feriti si registrano anche per i bambini tra O e 9 anni, fatto che evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione sul corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza e dei sistemi di ritenuta studiati appositamente per i bambini. Dal confronto con l’anno 2011 si rileva, per il ruolo di passeggero, una diminuzione del numero dei morti (-8,8%) e dei feriti (-10,0). Tale tendenza alla diminuzione si registra in particolare per la classe di età 20-24 anni, all’interno della quale si concentra il maggior numero di vittime (105 decessi nel 2011 a fronte di 79 nel 2012). Il risultato positivo è sicuramente, tra le iniziative messe in campo, conseguenza delle numerose azioni di sensibilizzazione rivolte ai giovani su educazione stradale e uso dei dispositivi di sicurezza.

Autovetture e motocicli i veicoli più coinvolti in incidenti stradali, in aumento le biciclette

Le autovetture rappresentano la categoria di veicolo maggiormente coinvolta negli incidenti stradali, essendo il 66,3% dei veicoli incidentati (230.184 in valore assoluto). Seguono i motocicli, corrispondenti al 13,6% (47.311 in valore assoluto), gli autocarri, le biciclette e i ciclomotori (rispettivamente il 6,7%, il 5,2% e il 5,0% del totale dei veicoli coinvolti in incidente stradale). Si segnala inoltre che continua ad aumentare, anche se con un rallentamento nel ritmo di crescita, il numero di biciclette coinvolte in incidenti stradali con lesioni a persone (+ 2,6% rispetto al 2011 contro il +12% registrato un anno prima). I conducenti e i passeggeri morti in autovetture a causa di incidente stradale sono pari al 52,9%, mentre quelli rimasti feriti rappresentano il 61,3% del totale. Le vittime della strada su motocicli, pur essendo di meno di quelle su autovetture, rappresentano il 26,6% dei decessi, quota molto importante della mortalità complessiva. Nel 2012 l’indice di mortalità per categoria del veicolo, confrontato con il 2011, presenta un livello stabile per le biciclette (1,62), in diminuzione per i ciclomotori (0,70), quadricicli (1,59) e altri veicoli (0,37), in aumento per autovetture (0,71), autocarri e motocarri (0,75) e motocicli (1,74); questi ultimi continuano a rappresentare la categoria di veicolo più pericolosa.

Si concentra nei grandi Comuni un terzo degli incidenti sulle strade urbane

L’analisi dell’incidentalità stradale nei grandi Comuni italiani rappresenta un elemento di particolare
interesse per la lettura del fenomeno nel suo complesso. I dati registrati in queste grandi aree
metropolitane, infatti, consentono l’individuazione dei profili di utenza della strada e della natura e gravita degli incidenti, elementi particolarmente utili per una programmazione degli interventi per la sicurezza stradale nelle città. I grandi Comuni selezionati, in ordine di posizione geografica, sono Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania. Gli incidenti in queste città rappresentano circa il 33% degli incidenti stradali totali avvenuti su strade urbane (Roma 9,8%, Milano 7,4%, Genova 2,8% e Torino 2,3%). L’indice di mortalità, per i Comuni selezionati, presenta una notevole variabilità sul territorio, con valori compresi tra 0,5 e 1,5 sulle strade urbane e tra O e 3,5 sulle strade extraurbane. I valori più elevati dell’indice si registrano, in città, per Napoli e Venezia (1,5 decessi ogni 100 incidenti), quelli più bassi per Milano, Genova e Bari (0,5). Con riferimento alle strade fuori dall’abitato, nei diversi territori comunali, l’indice di mortalità raggiunge il livello più alto a Verona, Milano e Bologna (3,5, 2,6 e 2,6 morti per 100 incidenti). II tasso di mortalità (morti per 100.000 abitanti) sulle strade urbane raggiunge il livello massimo a Catania (4,8), mentre sulle strade extraurbane i livelli più elevati si rilevano per Verona e Bologna (1,6). La percentuale di conducenti deceduti, per il complesso dei grandi Comuni, è pari al 56,2% rispetto al totale dei morti. A livello nazionale tale proporzione risulta più elevata ed è pari al 70,0%. Per quanto riguarda le vittime tra i passeggeri e i pedoni, invece, si rilevano percentuali di diverso ordine di grandezza. La percentuale di pedoni deceduti coinvolti in investimento stradale, sul totale dei morti, è, infatti, molto più elevata nei grandi centri urbani (circa il 35%) dell’analogo dato per la media nazionale (15,4%). II valore registrato nei grandi Comuni raggiunge livelli molto elevati in alcune grandi città, in particolare a Roma (dove i pedoni deceduti nel 2012 sono stati 56, pari al 36,4% del totale decessi), e a Milano (24 pedoni deceduti, pari al 39,3%).

Ing. Claudio Bollini

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FONTE: index

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