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Tagli alla scuola: pagheranno il conto i bambini diversamente abili?

Tagli alla scuola: pagheranno il conto i bambini diversamente abili?
ottobre 25
15:20 2013

A pagare il conto dei tagli alla spesa potrebbero essere anche le scuole che ospitano bambini diversamente abili. I genitori di Fiumicino vivono con inquietudine la possibile diminuzione dell’assistenza educo culturale. 

 

di Marco Mastrilli

Sesto SensoL’Italia versa in una situazione economico-finanziaria ormai disastrata. A pagare il conto potrebbero essere anche le scuole che

ospitano bambini diversamente abili.

Per sopperire all’endemica carenza di fondi si sta ricorrendo alla riduzione di servizi essenziali, anche colpendo settori delicati come quelli della salute e della scuola. L’effetto è che mentre si tenta di ottenere un assestamento dei conti pubblici, in linea con la Legge di Stabilità, alcuni diritti fondamentali cominciano a essere vittima di erosione, con un conseguente loro progressivo affievolimento.

I casi sono innumerevoli, ma quello che qui si vuole analizzare riguarda il mondo della scuola, della disabilità e dell’assistenza. In modo particolare il riferimento è alla possibile riduzione in ambito scolastico della presenza degli Assistenti Educo Culturali, con conseguente restringimento del sostegno ai bambini affetti da gravi disabilità.

Gli AEC sono figure dal particolare profilo professionale, in grado di fare da supporto nella gestione di minori diversamente abili durante la loro permanenza a scuola. Non limitandosi a offrire del semplice aiuto materiale ai bambini (come ad esempio la garanzia di igiene, anche intima per chi non è autosufficiente), gli AEC provvedono  a instaurare quel rapporto di fiducia che permetta loro di intraprendere un’azione pedagogica, orientata a sviluppare al meglio le capacità relazionali e culturali di questi bambini.

Una vicinanza continua e solidale con la singolarità dell’assistito che viene modellata rispetto alle sue specifiche esigenze, determinate e imposte dalla patologia. In quest’ottica Assistente Educo Culturale si colloca nel delicatissimo crocevia, costituito da “Famiglia – Insegnanti – Bambini”, per prendersi cura di tutte quelle dinamiche che possano permettere di alleviare il disagio e alimentare benessere e autonomia. Impostare un rapporto esclusivo con questi piccoli, permette a queste figure di porsi al servizio dell’intera filiera e offrire un significativo supporto a tutte le principali componenti interessate allo sviluppo assistito dei bimbi.

Come descriveresti il tuo lavoro?

“appagante, emozionante, impegnativo e ricco di responsabilità”  risponde Paola Castaldi, una AEC che lavora presso una scuola di Fiumicino e che trasmette a pelle entusiasmo e passione per la sua professione. Sempre Paola ci racconta di come lo spettro della riduzione degli orari stia sempre più diventando una fonte di ansia per quelle famiglie che contano sul suo lavoro e quello di altre colleghe e di come il Comune di Fiumicino sia stato tra quelli che ha operato riduzioni d’orario relative all’assistenza scolastica.

Cosa succederebbe se a scuola non ci fosse più il supporte delle AEC?

A rispondere è Ilaria, mamma di Davide, 5 anni affetto dalla Sindrome di Down: “Mio figlio perderebbe l’opportunità di raggiungere livelli sempre più alti di autonomia e sicurezza in sé.  Togliere l’assistente sarebbe come togliere un punto di riferimento di un familiare. Sarebbe penoso per tutti, ma soprattutto per Davide”

Il calore e le emozioni che mamme e assistenti trasmettono durante questa intervista è fortissimo: si intuisce la cooperazione e la complicità che le lega. E’ un’intesa forte e profonda, tutta al femminile. Si nutre di stima e riesce a costruire una rete di protezione in grado di mitigare le gravi difficoltà che le famiglie con figli affetti da gravi patologie invalidanti sono costrette a fronteggiare.

Suona strano sentire che la figura professionale di Assistente Educo Culturale non sia ancora inquadrata in nessun albo e non abbia una vera e propria connotazione e configurazione giuridica. Eppure nella staffetta per aiutare questi bambini un AEC diventa un atleta importantissimo.

Risorse così centrali andrebbero istituzionalizzate e valorizzate. Nascoste dal linguaggio burocratese dietro un acronimo insignificante, rischiano l’invisibilità e con esse la rischiano anche i bimbi e le loro famiglie.

Ripartiamo proprio dall’acronimo AEC e ripensiamolo come: Amore Energia Competenza.

Di certo suona meglio e incarna il senso profondo di una professione d’amore, di grande profilo etico e sociale, capace di portare sorrisi e carezze dove altrimenti si incontrerebbe troppa sofferenza e disagio.

 

 

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