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Il razzismo e le sue sorelle maggiori

Il razzismo e le sue sorelle maggiori
ottobre 24
14:51 2013

Razzismo, discriminazione, xenofobia: sono tutti termini dei quali si fa spesso uso nell’ambito dell’informazione caricandoli, giustamente, della loro massima accezione negativa.

di Marco Mastrilli

Sesto Senso

E’ un fenomeno di cui ha senso parlare quando ci si rivolge in modo discriminatorio verso etnie o religioni, oppure si dovrebbe estendere il significato anche ad altre possibili differenziazioni di comportamento prodotte dalla cultura?

Allora ecco alcuni casi.

Ieri Joele, un ragazzo bianco, è stato massacrato di botte fino alla morte da ragazzi bianchi. Ad accendere l’odio omicida solo la percezione che lui, l’italiano, fosse arrivato in Inghilterra per “rubare” il lavoro a loro, gli inglesi. Qui la pelle non c’entra e neppure l’etnia o la religione.

Senza andare troppo lontano possiamo trovare altri esempi che anche se più sfumati, non sono meno odiosi. Come gli sguardi alteri posati da qualcuno su chi non possiede l’ultimo modello di smartphone, la borsa griffata o la macchina stilosa.

Che dire poi quando si assiste all’atteggiamento altezzoso di genitori che hanno paura che i propri figli vengano contaminati dalla disabilità?  Penso a quanto successo lo scorso settembre nella scuola dell’infanzia di Casamicciola, chiusa dalla direzione con la seguente motivazione esposta con un cartello: “Si comunica che domani 5 settembre 2013 la scuola è chiusa per tutti, perché c’è la giornata per i disabili…Sono molto malati quindi i bambini si impressionano.. Grazie la direzione”. Un vero orrore!

Ma c’è anche del pregiudizio quando un movimento politico etichetta come nemici prezzolati tutti coloro che si occupano di informazione, oppure uno stato si dimostra clemente con i forti e spietato coi deboli.

Insomma, siamo circondati dalla discriminazione, ma per fortuna anche dalla solidarietà e dalla forza di volontà delle persone che vorrebbero cambiare le cose, partendo da quello che gli sta più vicino o magari proprio da sé stesse.

Per quanto mi riguarda riesco ad ammettere un’unica forma di intolleranza che penso sia, probabilmente, l’unica che vale la pena di perseguire in modo costante e pervicace. In quest’ottica ammetto l’emarginazione, la riduzione delle pari opportunità e l’isolamento sociale verso tutte le persona che adottano gli atteggiamenti descritti sopra.

Detto questo non vi preoccupate: non sono diventato razzista. Ma se volete chiamatemi pure “stronzista” e vi assicuro che non me la prenderò.

avviso-scuola-casamicciola

 

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