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La storia di Apollo

La storia di Apollo
ottobre 22
16:55 2013

Questa storia è vera! Raccontata con un realismo che lascia sgomenti e che fa capire come, troppo spesso, siamo lontani dal comprendere quanto possiamo fare del male. Quando l’ho letta sono rimasto imprigionato per ore nella sensazione di dolore e pena che così bene è stata descritta, come pure nel senso di sollievo che mi ha regalato il lieto fine. Arrivare sino all’ultima riga del racconto vale veramente la pena, soprattutto per chi non vuole fare della propria vita un elogio all’indifferenza.

Marco Mastrilli 

 

La storia di Apollo

di Elisabetta Strano

Quella mattina, come sempre negli ultimi 7 anni, ci siamo svegliati insieme. Soliti gesti, gli stessi movimenti collaudati, i nostri sguardi che si incrociavano veloci mentre ognuno era indaffarato a cominciare la giornata. Con una sola differenza, lei. Erano giorni che era fredda, distante. Lo sentivo. Io sento tutto, sempre. ogni sfumatura del suo umore, ogni sfumatura del suo amore.

L’ho sempre amata, dal primo momento che ci siamo incontrati. Ci siamo guardati, lei mi ha detto “ho scelto te, stavo cercando proprio te….”, e io ho lasciato tutto, la casa dove ero stato fino a quel momento, i miei fratelli, la mia famiglia…e l’ho seguita, fiducioso di incominciare a vivere davvero la mia vita perché stavo per conoscere l’amore.

Come si fa a raccontare una storia d’amore? L’amore io l’ho vissuto pienamente, è stata la parte più importante della mia vita. Le ho dato tutto me stesso, i miei occhi, il mio cuore, il mio tempo, tutto era per lei. L’ho amata, l’ho aspettata sempre, tutti i giorni. La notte vegliavo su di lei e tutte le mattine la svegliavo baciandola. Amare ed essere fedele, questa è la mia vita, questo sono io. E cosi i nostri anni sono passati…ed io ero felice, come solo chi ama può esserlo.

Ma quella mattina no, quella mattina ho capito che qualcosa era cambiato. Ricordo tutto di quella maledetta mattina, siamo saliti in macchina in silenzio, lei non mi parlava, non mi sorrideva, ma soprattutto non mi guardava. Era la prima volta che facevamo quella strada, non la conoscevo, lei non mi diceva dove stavamo andando, avevo paura, non sapevo di cosa, ma avevo paura. Mai avrei potuto immaginare quello che stava per succedere. Pochi minuti, veloci, tesi. La frenata brusca, mi dice di scendere in fretta, camminiamo, c’è un uomo che ci aspetta. Lei lo conosce, io non l’ho mai visto, chi è? Quando l’ha conosciuto? Ma soprattutto dove siamo? Ci sono dei rumori assordanti, tutti urlano, si disperano. Io non ho mai sentito tanta disperazione. Io non ho mai conosciuto l’angoscia che sento ora da queste urla e ormai anche nel mio cuore. Mi giro verso di lei per chiederle dove diavolo siamo finiti, ma non faccio in tempo perché lei se ne sta andando. Come ho fatto a non accorgermi? Ero cosi frastornato da quelle urla che non mi sono accorto che in pochi secondi lei era andata via. Semplicemente si era girata e se ne era andata. Via. Lontano da me per sempre. quell’uomo mi ha strattonato e mi ha portato dentro quel tunnel di urla. Corridoi di disperazione, puzza, fame.

Non so più chi sono, ho perso la mia dignità, ho perso l’amore, ho perso il mio nome. Solo lei lo conosceva, solo lei mi conosceva. Ho una storia nuova da scrivere. Non so ancora qual è.

Aspetto di viverla. Non ho perso la mia capacità di amare. Non la perderò mai. Questo sono io.

Ora mi chiamo Apollo, il cane Apollo.

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